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Cisl: Letta, ‘auguri di buon lavoro a Sbarra’

Roma, 28 mag (Adnkronos) – “Auguri di buon lavoro a Luigi #Sbarra appena rieletto Segretario Generale della @CislNazionale dal Congresso”. Lo scrive su Twitter Enrico Letta.

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Conte: “Calenda vada a vivere su Marte con Giorgia Meloni”

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Motomondiale: Rossi, ‘bello che 46 ritirato al Mugello, gara di casa ha sapore speciale’

Scaperia, 28 mag. – (Adnkronos) – “Grazie, è stato bello, è stato divertente. Anche questa premiazione con il ritiro del numero 46 è stata divertente, averla fatta qui al Mugello ha un sapore speciale, questo è sempre stato il Gran Premio di casa per me”. Lo dice Valentino Rossi, ai microfoni di Sky Sport, dopo aver partecipato alla cerimonia in cui è stato ritirato il ‘suo’ numero 46 dal motomondiale.

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Volete farvi notare quando siete al volante? Ecco l’auto che fa per voi

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“Berlusconi è ancora Cavaliere?”. La vergognosa risposta di “Repubblica” che umilia l’ex premier

Silvio Berlusconi è ancora il Cav? A questa domanda ha risposto in modo piuttosto irriverente (e forse sguaiato) Francesco Merlo su Repubblica. Un lettore fa una precisa domanda: “Caro Merlo, perché continuano a chiamare Berlusconi cavaliere? Non gli era stata tolta l’onorificenza?”.

 

Partiamo dalla fine della risposta di Merlo: “Berlusconi non fa più parte della Federazione Cavalieri del Lavoro, dalla quale si dimise un momento prima di essere espulso. Ma il titolo può essergli revocato solo dal presidente della Repubblica, e su richiesta del ministro dello Sviluppo economico. Dunque Berlusconi è cavaliere: “Leggo tante bugie sul fatto che io sia un ex cavaliere. Non è vero, non sono affatto un ex”.

Ma dalle parti di Repubblica come sempre si fanno prendere la mano e così scatta l’elenco dei soprannomi che il Cav ha avuto in questi anni. Scrive Merlo: “Ho provato a raccoglierli: Bandanano, Nano malefico, Nanefrottolo, Psiconano, Nano pelato, Nano di gomma, Mafionano, Caimano, Cainano, Truffolo, Mentolo, Silviolo, Al Tappone, Tulinano (i tulipani vengono dai Paesi Bassi) Bellachioma, Bellicapelli, Berlosco, Berlusca, Berluscaz, Miliardario Ridens, Presidente Ridens, Berluscoso, Berluscraxi, Berluskane, Berlussonini, Burlesquoni, Bungaman, Cavalier Banana, Cavaliere del Cials, Cavaliere delle Cosche e delle Cosce, er Bandana, Figlio di Putin, Cavaliere Mascarato, Cavoliere, Papino, il Rifatto di Dorian Gray, Jena Ridens, l’Egoarca, l’Uomo di Arcore, Papino il Breve, Pirlusconi, Psicopapi, Reo Silvio, Sua Brevità, Sua Emittenza, Sua impunità, Testa d’asfalto, Viagrasconi, Berluscao, Berlusckaiser, Berluskamen, l’Unto del Signore, er Catrame, Frottolino Amoroso, Cav, l’Amornostro”. Era necessario fare questo elenco per rispondere ad una semplicissima domanda?

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F1: Sainz, ‘oggi la pole era possibile, Ferrari fantastica e domani andremo all’attacco’

Montecarlo, 28 mag. -(Adnkronos) – “Perez ha avuto un incidente, io ero nel giro lanciato e ho visto la bandiera gialla appena prima di centrarlo, ho dovuto frenare bruscamente per evitarlo. Ci sono riuscito di un soffio. Peccato perché la pole, era possibile, abbiamo avuto un buon passo per tutto il giorno, mi sentivo molto bene in macchina oggi”. Così il pilota della Ferrari Carlos Sainz dopo il secondo posto nelle qualifiche del Gp di Monaco alle spalle del compagno di scuderia Charles Leclerc. “Domani cercheremo di completare l’opera, siamo in una grande posizione per ottenere un ottimo risultato per il team. La macchina è stata fantastica tutto il weekend, quindi andremo all’attacco. Pioggia o sole? Non mi dispiace nessuno dei due casi”, conclude Sainz.

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Mafie, così sono cambiate ai tempi dei social: gli esperti ne hanno parlato a Roma

Roma, 28 mag. (Adnkronos) – Le mafie si adeguano ai cambiamenti della società e con i social hanno cambiato il loro modo di comunicare. Non si nascondono più, ostentano. La camorra si esibisce su Tik Tok, le mafie foggiane la imitano, i Casamonica di Roma cantano musica neomelodica, la ‘Ndrangheta è silenziosa in Calabria, ma sbatte sui social i soldi che fa a Milano. È propaganda. È costruzione del consenso. Di questo si è parlato nella due giorni organizzata da Fondazione Magna Grecia e ViaCondotti21 con il Gruppo Pubbliemme, Diemmecom, LaC Network e l’Università LUISS. Alcuni tra i maggiori esperti di criminalità organizzata sono intervenuti al corso della Scuola di Alta Formazione Magna Grecia “Le mafie ai tempi dei social” e hanno dialogato con il direttore editoriale di LaC Network Alessandro Russo e con Paola Bottero, direttore strategico del Gruppo PubbliemmeDiemmecom e del network.

Ha partecipato il Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, obiettivo numero 1 della ‘ndrangheta sotto scorta da più di 30 anni. “Le mafie oggi sono mimetizzate nel tessuto sociale ed economico – ha detto Gratteri – ma la mafia non esisterebbe se non avesse l’appoggio delle classi dirigenti, sarebbe criminalità comune. Invece le mafie hanno bisogno del territorio e del consenso popolare. Oggi un boss è un imprenditore e come tale ha il suo marketing, ha bisogno di pubblicità. È così che la ‘Ndrangheta comanda in Calabria e oggi si è presa un quarto di Milano”.

“Gli affari della ‘Ndrangheta sono al Nord – ha detto lo scrittore ed ex Questore Piernicola Silvis – Oggi le seconde e terze generazioni delle famiglie della ‘Ndrangheta calabrese sono manager che hanno studiato alla Bocconi. Chi dice che le mafie non esistono più perché non ammazzano nessuno non capisce che così sono anche più pericolose. Non ammazzano perché non ne hanno neanche bisogno”.

E non hanno bisogno di omicidi eccellenti nemmeno per accreditarsi all’estero, ha detto il professore della Queen’s University Antonio Nicaso, scrittore e storico delle mafie: “Alle organizzazioni criminali basta cercare una famiglia su Google per sapere cosa ha fatto. La violenza si usa solo in caso di necessità, i metodi per controllare il territorio in Italia sono altri. Senza il concorso esterno di apparati dello Stato non c’è mafia. Pensiamo ai Narcos, hanno canali YouTube dove pubblicano anche le decapitazioni degli oppositori. Frenano sul nascere i tentativi delle forze dell’ordine di contrastarli, perché è chiara la loro superiorità militare”.

È il lato oscuro della globalizzazione, come ha detto la professoressa dell’Università di Bath Felia Allum, la criminalità che si evolve con il digitale. Sono i racconti di mafia che ormai non sono più inscindibilmente legati alla Sicilia, come ha spiegato il critico cinematografico Emiliano Morreale.

“Le mafie sono un brand e i social sono il loro nuovo strumento di propaganda – ha spiegato Marcello Ravveduto, professore dell’Università di Salerno – Nessun intermediario, solo autonarrazione. Twitter è la loro agenzia di stampa, Instagram il loro magazine, Facebook è la loro TV generalista e TikTok il loro reality show. I rampolli dei boss sono gli influencer della mafia e hanno una loro colonna sonora, la musica trap”.

“Dobbiamo combattere le rappresentazioni affascinanti e suadenti delle mafie, la mitizzazione che trasforma i mafiosi in leggende”, ha detto Manuela Bertone, docente dell’Universitè Côte d’Azur di Nizza. “I mafiosi sono da sempre interessati alla narrazione – ha detto Salvo Palazzolo di Repubblica – Non è un caso che il primo delitto eccellente a Palermo sia stato quello di un giornalista. È l’unica antimafia che dà fastidio ai boss. Quella che sta sul territorio».

La rappresentazione del camorrista che cerca di farsi accettare dalla popolazione tenendo nascoste le attività criminali è finita, ha spiegato Luigi Sabino, giornalista del Mattino che ha svelato il nuovo linguaggio in codice della Camorra sui social. “La ricchezza deve essere ostentata e il canale preferito dei giovani camorristi è Tik Tok, dove spopolano i video commemorativi per i morti ammazzati. La Camorra ovvia così al divieto dei funerali pubblici. I funerali dei boss si fanno su Tik Tok”.

Così come è tramontata la convinzione che le mafie non avrebbero mai attecchito nel colto Nord, ha spiegato Cesare Giuzzi del Corriere: “Per gli imprenditori del Nord la ‘ndrangheta è un brand affidabile con cui fare affari. Non ha più bisogno neanche di fare paura, molti funzionari pubblici si sono fatti corrompere con una escort”.

Il Presidente dell’Organismo di Vigilanza della Fondazione Magna Grecia Antonello Colosimo, già vice Alto Commissario Vicario per la lotta alla contraffazione, ha parlato di come i reati di contraffazione si siano trasferiti sui social: “Nel 2020 il giro d’affari della contraffazione in Italia ha sforato i 6 miliardi e il 70% del mercato è su WhatsApp e WeChat. Lì c’è il primo contatto, poi si paga in bitcoin. Molti non sanno che la quota maggiore sulle vendite va ad associazioni terroristiche come Al Qaeda”.

Alla discussione hanno partecipato il Generale Pasquale Angelosanto, Comandante dei Carabinieri del ROS, che ha raccontato di esponenti del clan degli Scissionisti di Secondigliano catturati grazie alle loro attività su Facebook; il Comandante SCICO della Guardia di Finanza Alessandro Barbera, che ha detto che le mafie si sono mimetizzate, sono silenti e opache ma affatto sparite (“Ci sono. E noi lo dobbiamo gridare forte”) e il Prefetto Francesco Messina, Direttore Anticrimine della Polizia di Stato: “Bisogna attaccare i patrimoni. Se togli i soldi alle mafie non pagano più avvocati né stipendi. Così muoiono”.

Ha chiuso l’evento Nino Foti, Presidente della fondazione Magna Grecia: “Bisogna ricostruire un nuovo civismo, nessun governo ha investito sull’educazione a essere cittadini. Il PNRR ha portato in Italia fiumi di denaro, che però non arriva sui territori. La società civile è divisa, non è organizzata, al contrario della criminalità che così prende il sopravvento. Per sconfiggere le mafie dobbiamo unire il controllo del territorio con la formazione. Facciamo ancora il tempo, questa è la missione della Fondazione Magna Grecia”.

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Milano: Comune, approvato progetto demolizione complesso di via Adriano

Milano, 28 mag. (Adnkronos) – Arriva a conclusione la vicenda del complesso immobiliare ex Aler e ora di proprietà comunale di via Adriano 60, nel Municipio 2, abbandonato da molti anni e per questo in grave stato di degrado. Una delibera di Giunta ne ha appena approvato il progetto definitivo di demolizione, in capo a MM spa come anche i lavori, per un costo totale previsto di circa 2,3 milioni di euro. Lo rende noto il Comune di Milano.

La superficie complessiva dell’area è di 20.853 metri quadri, con una superficie lorda di pavimento esistente pari a 15.600 metri quadrati. Si tratta, nel dettaglio, di due edifici di tre piani e uno di due piani destinati fino al 2008 ad ospitare il centro di formazione professionale ‘Achille Grandi’ della Provincia di Milano, di un altro immobile di due piani destinato ad archivio regionale ormai dismesso, e di un ultimo stabile di sette piani utilizzato fino al 2007 come foresteria della Guardia di finanza.

L’insieme dei fabbricati si trova vicino alla scuola secondaria di primo grado di recente costruzione inaugurata pochi mesi fa, e la sua demolizione completa quanto previsto dalla progettazione dell’Accordo di programma finalizzato appunto alla valorizzazione dell’area dell’ex complesso immobiliare di via Adriano 60. Una volta concluse le attività di demolizione, che potrebbero iniziare entro la fine dell’anno in corso per durare circa quattro mesi, si passerà alla bonifica dei terreni.

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“Ammazzato…”. David Rossi non si è suicidato, l’intercettazione decisiva: la frase chiave al telefono

Nuova svolta sul caso della morte di David Rossi. Ieri il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, durante l’audizione durante la commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte del manager Mps, ha detto che venne intercettata nel 2018 una telefonata tra Giancarlo Pittelli, ex parlamentare di Forza Italia e l’avvocato Guido Contestabile (ora suo difensore nel processo Rinascita Scott, David Rossi all’epoca non era il legale di Pittelli). Nella telefonata, i due parlavano della morte di David Rossi. Nella conversazione intercettata, Pittelli si esprime così: «E se riaprono l’indagine sulla morte di Rossi succederà un casino grosso. Se si sa chi lo ha ammazzato!».

 

 

«Ma perché, secondo te è morto per overdose di sostanze stupefacenti?». «Non si è suicidato! Non si è suicidato! Rossi non si è suicidato!». «Rossi è stato ucciso!». E quando Contestabile gli chiede «ma stai scherzando?», Pittelli risponde parlando di Rossi «e se riaprono la… l’indagine sulla morte di Rossi succederà un casino grosso…». «Sistema! pure Calvi all’epoca si suicidò… con le tasche piene di pietre… te lo ricordi?» dice Contestabile. «Eh! Calvi! che epoca quella!». «Sindona che si è auto-suicidato in carcere con un caffè…» aggiunge Contestabile, al che Pittelli gli risponde “bravo!”.

 

 

Poi, dopo un ultima affermazione di Contestabile – «è notorio che in carcere entri la stricnina!» – i due cambiano argomento. Subito dopo la rivelazione, la commissione è stata secretata. L’intercettazione è emersa durante altre indagini condotte dalla Procura. Successivamente, in data 2 luglio 2018 – spiega Gratteri – «Pittelli intratteneva una conversazione con l’avvocato Mussari, soffermandosi, in tal caso, sulla vicenda Mps». La morte di David Rossi, allora capo della comunicazione di Mps avvenne a Siena il 6 marzo 2013: il corpo venne trovato sulla strada su cui si affacciava il suo ufficio.

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La Russa svela il retroscena: “Ce li prendiamo casa per casa”, ecco che cosa vuole fare

C’è un frammento di conversazione che segna il contorno della partita che si giocherà nel centrodestra in vista delle elezioni politiche. Lo riporta un retroscena del Foglio. In un contesto convivale, il party di compleanno di Silvia Cirocchi, compagna dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, Ignazio La Russa ragionando di Lega avrebbe detto: «Al centro Sud è in picchiata e senza classe dirigente, al Nord è ancora un sindacato del territorio, ma li stiamo prendendo: comune per comune, casa per casa». Notazione informale madi contenuto politico: La Russa è da sempre un pilastro della destra milanese in tutte le sue evoluzioni nel tempo. Da An a Fdi. Dunque, al di là del contesto mondano, definisce il cuore della contesa, acchiappare gli elettori del Nord, culla nativa della Lega e genesi, trent’ anni fa, del primissimo aggancio tra Carroccio e Forza Italia.

 

 

 

Nel ’94, infatti, l’alleanza sui collegi uninominali settentrionali univa il neonato partito azzurro e la Lega di Bossi, sotto il contenitore del Polo della Libertà. Ora, trent’ anni dopo, tornano centrali le rivendicazioni del Nord così come il nodo alleanze. Il Nord produttivo è quello che sta subendo i contraccolpi peggiori dei due annidi crisi in successione, dal lockdown sino alla morsa dei rincari energetici. Quel “casa per casa” fissato da La Russa è la sintesi di un progetto che si scorge nitido nel percorso intrapreso negli ultimi anni da Fratelli d’Italia. Da tempo la Meloni sottolinea la vocazione “produttivista” del partito, semantica novecentesca per indicare l’attenzione al tessuto imprenditoriale. E poi c’è il piano relazionale. Nella scorsa edizione di Atreju hanno sfilato nei panel tutti i rappresentanti delle principali associazioni d’impresa, Carlo Bonomi di Confindustria su tutti. Infine, la geografia: qualche settimana fa, la Conferenza Programmatica si è tenuta al Mico di Milano. L’obiettivo è chiaro, smontare nell’immaginario collettivo l’idea di un partito romano-centrico, per agganciarlo ai luoghi iconografici dell’innovazione e dell’industria.

 

 

 

A Lega e Forza Italia, ora, spetta il rilancio sull’agenda economica. Partendo da alcuni punti fermi: c’è la storia (e per questo le diatribe interne in Forza Italia sul coordinamento lombardo sono parse dolorose, perché si intrecciano con il mito fondativo della discesa in campo, tra Arcore, Macherio e il milanese viale Isonzo). Ma ci sono anche i governatori, da Est a Ovest e, almeno per ora, buona quota di classe dirigente territoriale. E siccome la storia è corsi e ricorsi, val la pena di ricordare che quanto si sta vivendo oggi ribalta quanto accadde nel 2015. Allora fu Salvini a de-nordizzare la Lega per puntare al bottino elettorale della destra romana. Più che la nemesi, è il corso delle cose. A patto, però, che nell’area non deflagri definitivamente una dialettica già un bel po’ compromessa.