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“Manina straniera sul voto, cosa può in Italia accadere il 25 settembre”

L’attuale campagna elettorale, sullo sfondo della guerra russo-ucraina e della tensione fra Mosca e l’Occidente, solleva interrogativi circa il rischio che servizi segreti esteri, ma qualcuno azzarda anche quelli interni, possano in qualche modo interferire con le elezioni italiane previste il prossimo autunno. Un fenomeno che, nelle democrazie, è documentato da circa un secolo, se si considera che già nel 1924 i servizi segreti inglesi diffusero alla stampa una falsa lettera del leader sovietico Zinovev ai comunisti britannici per avvalorarne la sottomissione a Mosca e favorire per reazione la vittoria elettorale dei conservatori sui laburisti. Abbiamo intervistato al proposito il prof. Mario Caligiuri, professore e direttore del master in intelligence dell’Università della Calabria, nonché presidente della Società Italiana di Intelligence.

 

 

 

Professore, in generale quanto è plausibile il rischio di interferenze esterne nelle elezioni del nostro Paese?
«È un fenomeno non nuovo, che si ripete significativamente dalla Guerra Fredda, da quando la Cia americana e il Kgb sovietico finanziavano i rispettivi partiti di riferimento, operando anche mediante la disinformazione in modo da orientare le opinioni dell’elettorato. Basti pensare che, per esempio, Francesco Cossiga sosteneva che perfino lo scandalo della loggia P2, scoppiato nel 1981, era stato orchestrato dal Kgb. Se guardiamo all’America, quando nel 2003 la Cia consegnò a Colin Powell la “pistola fumante» e cioè le prove sull’esistenza delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, l’invasione dell’Iraq contribuì alla rielezione del presidente George Walker Bush l’anno successivo. Solo che le prove di intelligence si rivelarono clamorosamente false. Riguardo alle interferenze della Russia nell’elezione di Donald Trump nel 2016, un’apposita commissione d’inchiesta del Congresso Usa ha stabilito che esse certamente ci furono, ma che non era possibile stabilirne la reale efficacia».

 

 

 

Venendo nello specifico al nostro Paese, qual è la sua opinione in merito? Ci dobbiamo aspettare pesanti intromissioni nel nostro processo democratico?
«Secondo la mia opinione, nella situazione attuale dell’Italia, più che delle interferenze esterne delle agenzie di intelligence nella campagna elettorale, c’è da preoccuparsi della disinformazione che tutti i partiti e i grandi media quotidianamente diffondono, tenendo conto delle peculiari caratteristiche dell’elettorato del nostro Paese. Circa il 75% della popolazione italiana ha scarse capacità di intendere il significato di frasi complesse nella nostra lingua e addirittura il 27% di essa è, sostanzialmente, in una condizione di analfabetismo funzionale, cioè sa leggere, scrivere e far di conto ma non sa usare in modo sempre adeguato queste abilità. E si tratta delle stesse persone che rispondono ai sondaggi e che votano. Questo dovrebbe fare riflettere molto sulla reale natura della democrazia nel nostro Paese. In un certo senso, nella disinformazione e distorsione dei fatti, non c’è bisogno dell’intervento di servizi segreti esteri, perché ci pensano già partiti, governo, giornali e telegiornali. Il nostro Paese è molto appetibile, perla sua posizione geografica e militare oltre che per quella economica. Oggi l’Italia è fortemente attenzionata dalle multinazionali finanziarie, specie per le privatizzazioni, la fornitura di beni e servizi e per aziende strategiche ancora in mano italiana, e che recentemente le istituzioni pubbliche stanno difendendo. Ma del discorso legato alle privatizzazioni, si è sempre parlato sempre troppo poco. Enrico Mattei, dopo sessant’ anni dalla morte, rimane ancora un esempio insuperato e mai imitato».

Spesso si è detto che anche parti deviate dei nostri stessi servizi segreti potrebbero influire in modo illecito diffondendo, per conto di partiti di riferimento, informazioni, vere o artefatte, per mettere in difficoltà partiti rivali. Lo ritiene plausibile?

«A mio parere, è estremamente improbabile. Infatti, da quando nel 2007 si è avuta la riforma dell’intelligence italiana, con la formazione delle agenzie di sicurezza interna ed esterna, Aisi e Aise, non c’è mai stata, in ben 15 anni, alcuna condanna definitiva a carico di loro membri per deviazione dai propri doveri d’ufficio. Inoltre, in questi ultimi anni, i Servizi e la magistratura stanno percorrendo la strada della collaborazione necessaria al posto di quella basata sulla diffidenza reciproca, lavorando, quando è possibile, in un clima di stretta collaborazione. Il nostro controspionaggio, comunque, non può che essere vigile e pienamente consapevole del livello di rischio connesso a possibili interferenze in questa campagna elettorale che provengano dall’estero, sia da parte di Servizi ma ancora di più da alcune multinazionali, che sono sempre molto attente all’economia del nostro Paese». 

 

 

 

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