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Pedofili e criminali sessuali nei campi di rifugiati: Ucraina, l’ultimo orrore

Il flusso infinito di milioni di persone sconvolte, disorientate e in fuga dalla guerra senza un posto dove andare, nella mente di qualcuno somiglia al suono dei gettoni sputati fuori da una slot machine. Carne fresca per provare a saziare i desideri più abietti o per rimpolpare le fila di schiavi per le organizzazioni criminali. Per settimane dopo l’inizio del conflitto in Ucraina associazioni umanitarie di tutta Europa si sono interrogate sul pericolo di infiltrazioni tra i volontari accorsi nelle zone di confine per accogliere le oltre 3 milioni di persone fuggite dalle proprie case.

 

 

Quel pericolo è ben presto diventato realtà. A Przemysl, in Polonia, nella stazione ferroviaria ricolma di donne, anziani e bambini talvolta invalidi, tutti sapevano che tra loro si sarebbe potuto nascondere qualche orco: pedofili, trafficanti di esseri umani o di organi. A precisa domanda membri della Caritas locale, che hanno svolto un lavoro certosino nell’aiuto, nel sostentamento e nello smistamento di centinaia di migliaia di persone, a Libero risposero solo: «Sì, può succedere». È impossibile stimare un numero di persone arrestate, denunciate o allontanate in questi mesi. Ma ora la National Crime Agency del Regno Unito ha comunicato ufficialmente che dieci criminali sessuali britannici si sono recati in Polonia col pretesto di fornire aiuti umanitari. Nelle sei settimane successive allo scoppio della guerra, gli individui, tutti con condanne per reati sessuali, si sono recati a Przemysl senza dichiarare eventuali condanne all’arrivo. Segno che i controlli in quella fase caotica furono tutt’ altro che impeccabili. A marzo le Nazioni Unite hanno comunicato che centinaia di migliaia di bambini erano tra i rifugiati fuggiti dall’Ucraina, molti dei quali non accompagnati o separati dai familiari. Prede facilissime.

CONTROLLI DIFFICILI – Al valico di frontiera slovacco di Vyné Nemecké, i volontari che intendevano trasportare i rifugiati dovevano presentare un documento d’identità e la targa dell’auto all’arrivo prima di essere autorizzati a portare qualcuno fuori dal confine. In Moldova siamo stati fermati in arrivo dai militari intenti a controllare quasi più chi si avvicinava alla dogana che chi usciva dall’Ucraina. Ma nonosgante gli sforzi, pensare di poter tracciare tutti era impossibile.

 

 

Alla fine di maggio, il Guardian ha riferito che più di 500 minori erano bloccati in attesa in tutta Europa, ed erano solo quelli che avevano fatto domanda per il programma britannico Homes for Ukraine. Il governo si stava affannando a rialloggiare centinaia di ucraini a cui era stato concesso un visto, perché le persone con cui avrebbero dovuto alloggiare erano state ritenute inadatte. Il web, poi, ha aggravato le cose. Molte persone hanno scambiato la solidarietà con la compagnia, utilizzando gli annunci del programma britannico come un “Tinder dei rifugiati”, scegliendo con parsimonia solo i profili più graditi da ospitare. Già di per sé un approccio sospetto. Sono stati poi setacciati più volte siti, portali appena nati o annunci promozionali dietro i quasi si nascondevano predatori.

TERREMOTI, TSUNAMI, CARESTIE – Tuttavia, è come cercare un ago in un pagliaio. Una stima di persone finite nei guai a causa di queste prassi non esiste. Ma il caso britannico implicitamente ammette delle grosse falle e l’esistenza di un problema di cui si parla ormai poco ma che avrà ripercussioni molto a lungo. E non era affatto imprevedibile.

Quando un terremoto di magnitudo 7,8 colpì il Nepal nell’aprile 2015 uccidendo oltre 8mila persone, gran parte del Paese finì nella desolazione e un’impennata del traffico di bambini fu quasi inevitabile, proprio come dopo lo tsunami del 2004 nell’Asia meridionale, il terremoto del 2010 ad Haiti, la siccità del 2011 nel Corno d’Africa, il tifone del 2013 nelle Filippine e molti altri disastri naturali. Anche le guerre però sono esempi calzanti, basti pensare che il Kosovo vent’ anni dopo la fine del conflitto è tutt’ ora una meta prediletta del traffico di esseri umani. Lo schema che attira i trafficanti è sempre lo stesso. L’interruzione delle istituzioni statali e della società civile, in particolare delle scuole, significa che i consueti sistemi di protezione della famiglia e dell’infanzia non sono in funzione. I meccanismi normativi e i controlli alle frontiere a causa del disordine aprono delle fessure. I trafficanti (spesso donne) ne approfittano fingendosi leader religiosi, operatori umanitari o rappresentanti di agenzie di collocamento accreditate. A volte questi stratagemmi sono mero opportunismo, altre volte sono opera di gruppi criminali nazionali e transnazionali. In entrambi i casi, le vittime sopravvissute a una tragedia fuggono dallo scampato pericolo verso la schiavitù, lo sfruttamento o la morte.

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