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“La verità? Perché hanno lasciato Forza Italia”: Mulè estremo contro Carfagna e Brunetta

«È il momento dell’orgoglio dei moderati: noi sappiamo chi siamo e dove vogliamo andare mentre chi lascia cerca, meno prosaicamente, un seggio… Però, chi va via non può pensare di fare un furto di identità». Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia e sottosegretario alla Difesa, nel giorno del vertice del centrodestra affronta tutte le questioni sul tappeto a cominciare dalle fughe dal partito di Silvio Berlusconi.

 

 

 

Onorevole Mulè, non vorrà relegare a normale dialettica la decisione di sbattere la porta a Forza Italia dei tre ministri e di altri parlamentari…
«Non ci penso affatto. Ma in questi addii vedo spesso molta miseria e pochissima nobiltà. I giornali, soprattutto se con una linea ben marcata, fanno il loro: enfatizzano, esaltano. Poi però arriva la telefonata di un suo collega non di primo pelo e mi chiede “ma questo che se n’è andato si chiama Barone o Baroni?” e tocca dirgli che prima di tutto è una donna… oppure “ma ‘sto Caon mica l’ho mai visto al Senato” e devi spiegargli che sta alla Camera. Cose così…».

Sa bene che il peso di Brunetta, Gelmini non è quello dei peones.
«Durante l’esperienza del governo Draghi, i ministri io li ho sempre visti in video collegamento per discutere dei vari provvedimenti: non hanno mai sollevato un problema di linea politica o denunciato uno sbandamento. Mai e in nessuna occasione. Ora salgono su una scialuppa guidata da Caronte/Calenda che li traghetta verso la ex tanto odiata sinistra. Complimenti alla coerenza».

Mara Carfagna si è unita ufficialmente ai fuoriusciti. Vi ha accusato di sottomissione ai sovranisti. E ha detto: «Conosco l’Italia moderata, merita rispetto e non nuovi inganni». Ce l’ha con voi…
«Io che conosco le battaglie di Mara Carfagna sono curioso di vedere come concilierà, fra le altre cose, la sua guerra sull’utero in affitto con le proposte totalmente opposte della sinistra…».

Ammetterà che sul governatore Toti ha esagerato dandogli del “Di Battista un po’ sovrappeso”.
«Guardi, ho trovato veramente ridicola l’accusa di boby shaming, lanciata da chi si faceva orgogliosamente fotografare in accappatoio accanto a Silvio Berlusconi sul balcone della celebre struttura per dimagrire dove non era andato mica a fare esercizi spirituali… Detto ciò, restiamo in attesa ora, politicamente parlando, di sapere se intende buttarsi fra le braccia di chi lo ha sempre contestato».

Come se ne esce con la questione della leadership nel centrodestra?
«Con maturità, smettendo di prestare il fianco a chi prova a dividerci. Sono certo che dal vertice degli alleati arriverà una linea chiara e condivisa».

Da FdI ribadiscono: la regola del chi primo arriva indica il premier l’abbiamo accettata quando eravamo i più piccoli. Deve valere lo stesso anche adesso…
«Capisco l’argomentazione, ma sono certo che già domani non se ne parlerà più».

 

 

 

Ma lei accetterebbe Giorgia Meloni come premier?
«Sta scherzando? Ovviamente sì. Chi non dovesse accettarla, a fronte di un’indicazione chiara degli elettori, assumerebbe un atteggiamento fascista contro di lei».

Crede a questo proposito che la candidatura del Cavaliere possa aiutarvi a risalire nei consensi?

«Il Presidente Berlusconi ha già iniziato la campagna elettorale. Nessuno meglio di lui sa parlare ai cittadini, ne conosce i bisogni e sa indicare le soluzioni. La pensione per le mamme a 1.000 euro è un esempio».

Facile a dirsi, mai soldi dove li trovate?

«I soldi ci sono: va riformato il reddito di cittadinanza in profondità facendolo diventare uno strumento solo per lenire la povertà. E poi va avviata una seria politica di risparmi sulla spesa pubblica che nessun governo è stato in grado di fare. Solo da questi interventi si recuperano almeno 30 miliardi di euro senza intaccare minimamente i servizi essenziali».

Il Pd intanto si è appropriato dell’agenda Draghi.

«Non stiamo giocando a rubamazzetto: Forza Italia ha le sue impronte digitali dal piano vaccinale fino alla ridefinizione del Pnrr. La differenza è che noi guardiamo avanti, a un’agenda di centrodestra ambiziosa, concreta e reale per rilanciare l’Italia dei prossimi vent’ anni».

Da Letta a Calenda passando per gli ex azzurri. Dovrete vedervela con un centrosinistra extralarge…

«Già…in questo minestrone si mettono insieme – tra gli altri – il partito delle tasse per eccellenza, il Pd, con quello del falso liberalismo, Azione di Calenda e dintorni, che si batte per liberalizzare la droga. A questo proposito vedremo come Mariastella Gelmini, che sentenziò «nessuno sogni di liberalizzare gli spinelli», chiederà i voti accanto alla Bonino che ha appena battezzato la cannabis come una “battaglia degli eletti” del loro schieramento. Loro sono la coalizione delle tasse. Vogliono la patrimoniale. Quando respingemmo al mittente l’idea di Letta di introdurre una tassa sulla successione lui replicò che sarebbe diventato uno dei temi “principali” del Pd. Ecco, la differenza tra e noi e loro, è tutta qui».

 

 

 

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