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Max Allegri sfida Beppe Marotta: la frase che scatena la guerra tra Juve e Inter

Il fatto che il derby d’Italia si sia improvvisamente acceso sul mercato dimostra che Inter e Juventus hanno le stesse ambizioni, oltre che gli stessi obiettivi. Entrambe vogliono muovere lo scacco al titolo conquistato da un Milan che paga il ritardo sui rinnovi di contratto dei dirigenti. Se il futuro si auspica uguale e vincente, il recente passato delle contendenti è profondamente diverso: i nerazzurri sono reduci da un secondo posto e due trofei e con Inzaghi hanno lavorato nel solco del biennio con Conte; i bianconeri invece hanno vissuto il primo anno senza titoli dopo un decennio di successi, incontrando la fine di un glorioso ciclo che ha visto nell’addio di capitan Chiellini il più evidente manifesto. 

 

Situazioni differenti, stessa volontà di puntare al titolo, e- finalmente- guai a dire il contrario. A ricordare le ritrovate o rinnovate ambizioni sono i due protagonisti principali, volti e voci che ai rispettivi tifosi comunicano l’idea di successo: Allegri da una parte, Marotta dall’altra. Il mister bianconero ha preso la parola per la prima volta in questa nuova stagione da Las Vegas, dove la Juve, unica tra le grandi a concedersi oltreoceano, è in tournée. E ha subito sottolineato che «lo scudetto è un dovere». Nessun giro di parole, nessun dito dietro al quale nascondersi, quella del tecnico più pagato d’Italia (7 milioni al pari di Mourinho) è una chiamata alle armi: dopo un anno “zero” dove non si è costruito nulla, ma si è capito con chi sarebbe stato impossibile costruire, è tempo di alzare l’asticella.

ENTUSIASTA
Allegri si dice entusiasta della Juve che sta nascendo perché è a sua immagine e somiglianza: «Di Maria e Pogba sono straordinari», perché sono campioni affermati, come li vuole lui, e poi «sono molto contento dell’arrivo di Bremer, giocatore fisico e con le caratteristiche che cercavamo», ovvero abituato alla serie A e quindi pronto fin da subito. Sono gli ingredienti per una ricetta istantanea, quella che piace a Max. Bremer è per l’Inter la prima sconfitta dopo un giugno da assoluta dominatrice del mercato italiano.

A mente fredda, con i tempi al solito giusti, Marotta si presenta ai microfoni di Dazn per cancellare gli alibi e riportare tutto l’ambiente sulla retta via. Prima scuote i colleghi, ripetendo che «i dirigenti hanno il dovere di costruire una squadra competitiva», nonostante ci sia il famoso «equilibrio economico-finanziario da rispettare», non descrive mai quest’ ultimo come un problema, un ostacolo, un fastidio ma come una condizione di lavoro. Poi tranquillizza i tifosi su Dybala, che «non era una necessità ed è stato strumentalizzato» e su Bremer, per cui «Ausilio ha fatto un grande lavoro», ma non è andato in porto per «un’offerta superiore che fa parte del gioco».

 

Su Skriniar, invece, premette che «è fortissimo e non necessariamente va messo sul mercato» e infatti il motivo per cui è discusso è «la richiesta di un club», ovvero il Psg. Lascia intendere che solo nel caso in cui dovesse avvicinarsi ai 70 minimi richiesti «sarà valutata». Infine ridistribuisce le responsabilità, caricando Lukaku di una nuova leadership («L’ho trovato molto più maturo e leader di prima»): se sono state fatte rinunce per riprendere il belga, ora quest’ ultimo è chiamato a compensare.

RODAGGIO
Mentre leggiamo, la Juventus avrà giocato la sua prima partita contro il Chivas Guadalajara con il nuovo 4-3-3, modulo fissato prima che la stagione inizi anche perché, a detta di Allegri, «siamo al secondo anno quindi partiamo già da una buona base». L’Inter invece sarà impegnata alle 18.30 contro il Lens (diretta Dazn) per avvicinarsi a quella che Marotta pretende sia una «stagione aggressiva» e «ricca di coraggio». La migliore notizia per il calcio italiano è che nerazzurri e bianconeri, al netto dei rispettivi vincoli, stanno alzando l’asticella. La brutta notizia è per il Milan che dovrà difendere il titolo da due rivali che, dopo anni a correnti alternate, sembrano tornate sulla stessa lunghezza d’onda.

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