Categorie
cronaca

Woodcock, la poltrona nel mirino del pm dei flop: robe che solo in Italia

Da dove cominciare? C’è solo l’imbarazzo della scelta. È lunghissimo, infatti, l’elenco delle maxi inchieste condotte dal pm aglo-napoletano Henry John Woodcock, fresco di candidatura al Consiglio superiore della magistratura, poi terminate in un buco nell’acqua. La più celebre è sicuramente il “Savoiagate”. Nel 2006 Woodcock, allora pm a Potenza, accusò il principe Vittorio Emanuele di Savoia, figlio dell’ultimo re d’Italia, di far parte di una associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e allo sfruttamento della prostituzione. Insieme al principe vennero arrestate una decina di persone, fra cui l’allora portavoce del presidente di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini. Vittorio Emanuele, al momento dell’arresto, si trovava a Varenna, un paese sul lago di Lecco. Con una vecchia Fiat Uno venne tradotto nella notte, come un pericoloso criminale, in carcere a Potenza. L’inchiesta per competenza territoriale finirà a Como, dove tutti gli imputati, ad iniziare dal principe di Casa Savoia, saranno assolti perché il fatto non sussiste.
 

SHOWGIRL IN SFILATA – A seguire, ecco “Vallettopoli”, un giro di ricatti nel mondo dello spettacolo. Nel mirino del pm finiscono Elisabetta Gregoraci, Fabrizio Corona, Lele Mora, l’allora ministro Alfredo Pecoraro Scanio. In Procura sfileranno come testimoni tutte le showgirl dell’epoca: Alessia Fabiani, Ana Laura Ribas, Fernanda Lessa, Aida Yespica. Anche questa inchiesta si chiuderà con una sfilza di assoluzioni.

 

 

Per rimanere nel mondo dello spettacolo, si passa poi al “Vipgate”: Franco Marini, Nicola Latorre, Maurizio Gasparri, Francesco Storace, Umberto Vattani, Tony Renis e Anna La Rosa. Le accuse sono pesantissime e spaziano dall’associazione per delinquere alla turbativa d’asta, fino alla corruzione e all’estorsione. Risultato: accuse archiviate. Con “Iene 2” le indagini si spostano invece sui rapporti fra criminalità, politica e affari nella gestione degli appalti in Basilicata. Anche qui le assoluzioni si sprecheranno.
Prima di concludere la parentesi lucana, Woodcock conduce il “Somaliagate”, un procedimento penale di cui si perderanno le tracce e che vede anche il coinvolgimento dei Servizi segreti per attività nel paese del Corno d’Africa.

Arrivato a Napoli, inizia con il botto “scoprendo” una loggia super segreta, la cosiddetta P4. Figura centrale è Luigi Bisignani, accusato di aver creato un sistema informativo parallelo. Sono coinvolti il magistrato Alfonso Papa, all’epoca deputato del Pdl e l’allora capo di Stato maggiore della guardia di finanza Michele Adinolfi, oltre a dirigenti della Rai, delle Ferrovie e dei ministeri. Le accuse vennero ridimensionate dalla Cassazione che stabilirà l’insussistenza dell’associazione a delinquere.

Dopo la P4, ecco l’indagine Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione che coinvolse il “Giglio magico” di Matteo Renzi e il comandante generale dell’Arma dei carabinieri Tullio Del Sette. Per questa indagine Woodcock subirà un procedimento disciplinare al Csm, poi archiviato per “condotta irrilevante”. Al pm furono contestate le modalità dell’interrogatorio di Filippo Vannoni, il presidente della municipalizzata fiorentina Publiacqua, accusato di essere a conoscenza che la Procura stava facendo indagini nei confronti di altri manager pubblici. Vannoni venne sentito alla vigilia di Natale del 2016 da Woodcock come persona informata dei fatti, quindi come testimone e senza l’assistenza di un difensore. Per il Csm però, già allora c’erano tutti gli elementi per iscriverlo nel registro degli indagati.

 

 

Fu un interrogatorio «molto duro», disse poi Vannoni, con domande «pressanti» concentrate soprattutto sui «rapporti con Matteo Renzi», e poi una frase – «vuole fare una vacanza a Poggioreale?»- che gli sarebbe stata rivolta da Woodcock e di fronte alla quale il manager rimase «colpito e intimidito».

A verbalizzare l’interrogatorio, gli ufficiali del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri (Noe) a cui Woodcock delegava indagini che con i reati ambientali avevano poco o nulla a che fare. «Feci il nome di Lotti – disse Vannoni per levarmi dall’impaccio, me ne volevo andare. A un certo punto chiesero di posare lo sguardo verso la porta: c’erano dei fili e dissero che erano delle microspie». Naturalmente non era vero nulla.
 

IL METANO A ISCHIA – Ma come non ricordare, prima di concludere questa carrellata di flop, l’inchiesta sui vertici di Cpl Concordia, una delle più grandi cooperative del Paese, accusati di corruzione in relazione agli appalti per la metanizzazione dell’isola di Ischia. Nel marzo del 2015 l’inchiesta portò all’arresto dello storico presidente di Cpl Concordia, Roberto Casari, di altri dirigenti della multiutility e del sindaco di Ischia, Giosi Ferrandino, ora europarlamentare Pd: tutti finiranno assolti. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.