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Gas, la differenza tra “preallarme” e “allarme”: cosa si scopre leggendo il piano d’emergenza

Evitare il panico. É questa la stella polare della strategia che il governo intende adottare per far fronte all’intensificazione della crisi energetica che si è registrata nell’ultima settimana, in seguito al taglio del 50% alle forniture di gas russo all’Eni. Palazzo Chigi, insomma, farà di tutto per non passare dal livello di “preallarme” attuale allo stato di “allarme”, il secondo gradino (su tre) del Piano di emergenza per il gas. L’innalzamento dell’allerta, è il ragionamento dell’esecutivo, potrebbe infatti far aumentare i prezzi del metano, rendendo ancora più difficile riempire gli stoccaggi. Le munizioni, del resto, non mancano. Grazie a una norma contenuta nel decreto del primo marzo, infatti, il ministro della Transizione ecologica può intervenire per «accrescere la sicurezza delle forniture» anche senza che venga deliberato lo stato di allarme.

 

 

SCORTE E STOCCAGGI
Intanto, per valutare la gravità della situazione, oggi si riunirà il Comitato di emergenza e monitoraggio del gas, mentre domani ci sarà un incontro tra il ministro, Roberto Cingolani, e i vertici delle principali società energetiche italiane. Sarà allora che si deciderà come procedere, soprattutto per quanto riguarda gli stoccaggi che vanno riempiti all’80% entro ottobre e al 90% entro novembre. Al momento, le scorte sono al 54%, ma bisogna accelerare se si vuole passare l’inverno in modo tranquillo. Il contrario di quanto sta avvenendo: i prezzi troppo alti frenano infatti gli operatori ad acquistare volumi extra da mettere nelle riserve. Al punto che il 14 giugno i livelli di riempimento degli stoccaggi europei sono scesi per la prima volta da aprile. Il prezzo del gas al Ttf di Amsterdam è aumentato del 43% in una settimana e ieri ha chiuso sopra i 120 euro al megawattora, in rialzo del 2,45%. Dall’anno scorso, l’incremento è del 300%. E il passaggio allo stato di allarme, che prevede la sospensione delle forniture di energia alle imprese «interrompibili», ovvero quelle con contratti a prezzo scontato sotto la condizione di accettare interruzioni, potrebbe far dilagare il pessimismo sui mercati, spingendo a ulteriori rialzi dei prezzi. Insomma, non deve passare il messaggio che la situazione sia così critica da giustificare misure drastiche come un razionamento, sia pure parziale.

 

 

Fonti del ministero della Transizione ecologica, del resto, escludono che si arrivi allo stato di emergenza, dal momento che i dati dell’ultima settimana sugli approvvigionamenti (all’esame del comitato tecnico di oggi) sembrano essere migliori del previsto. Certo, rimane sul tavolo la possibilità di dichiarare l’allerta, al fine di intervenire in modo più veloce, ma l’ipotesi sembra comunque lontana. Anche perché il taglio dei flussi russi, 30 milioni di metri cubi di metano in meno al giorno, è stato compensato dal gas algerino, raddoppiato a 64 milioni di metri cubi. Nel complesso, l’Italia può comunque contare su un’offerta di circa 200 milioni di metri cubi, più che sufficienti a far fronte a una domanda di 150-160 milioni.
Malo scenario non è roseo. Ieri Mosca, dopo aver confermato la riduzione del 60% dei flussi del Nord Stream, paventando la possibilità di azzerarli, ha rifiutato di prenotare maggiore capacità a luglio nei gasdotti di Kiev. Insomma, i rischi di rimanere a corto di gas durante l’inverno perché non si riesce a riempiere i depositi rimangono. Per questo il governo sta ragionando su una serie di misure come l’introduzione di nuovi incentivi per gli stoccaggi. Inoltre, si aumenterà il ricorso alle centrali a carbone, in modo da risparmiare il gas destinato alla produzione di energia elettrica. Si punta poi sulla diversificazione dei fornitori. Una strategia che, come dimostra il caso dell’Algeria, può portare a sostanziosi incrementi negli arrivi di metano anche in breve tempo.

 

 

IL TETTO AL PREZZO
C’è infine il nodo del tetto al prezzo del gas, che sarà esaminato dal Consiglio europeo del 23-24 giugno. Per quanto riguarda le famiglie e le imprese, il governo sta lavorando al rinnovo per altri tre mesi della sterilizzazione degli oneri di sistema in bolletta e alla proroga del taglio delle accise sulla benzina in scadenza l’8 luglio. Infine, c’è l’ipotesi di aumentare lo sconto sui carburanti, portandolo da 30 a 35 centesimi al litro. In totale il costo per lo Stato sarebbe di circa 4-6 miliardi di euro, una parte dei quali potrebbe arrivare dall’extra gettito Iva. 

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