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“Una terapia più dura”: ecco cosa accadrà all’Italia tra poche settimane, un incubo

In Europa è il momento dei falchi. Sono i banchieri e gli economisti che accusano Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, di essersi mossa troppo tardi, di non aver capito in tempo che i prezzi stavano andando fuori controllo. E che dunque ora, come racconta il Financial Times, chiedono un irrigidimento della politica monetaria più forte di quello appena annunciato dalla Bce. Ovvero un giro di vite sull’esempio della Federal Reserve statunitense, intenta a ritoccare i tassi all’insù di mezzo punto per volta, e non di 25 centesimi come è nei piani della Lagarde. Le vittime designate sono i Paesi dell’area euro col debito pubblico più alto: la Grecia (193% del Pil) e l’Italia (150%). Con la differenza che il debito italiano, in valore assoluto, è 7,5 volte quello greco, e dunque preoccupa assai di più. Abbiamo un problema, insomma. Anche perché i falchi dispongono di buoni argomenti. Intanto, è tristemente vero che in questi casi più tardi ti accorgi della malattia, più drastica deve essere la cura. E poi ci sono le previsioni sfornate della Bce negli ultimi mesi («previsioni, non predizioni», sottolineava la Lagarde il 30 marzo, a garantire la scientificità di quelle stime).

 

 

LA SVISTA – Tutte sbagliate. L’inflazione stava già salendo prima della guerra, spinta dal rincaro dell’energia. «Temporary», però, era l’aggettivo più usato dalla Lagarde in quei mesi. L’inflazione è solo temporanea, transitoria, rispondeva ai critici l’avvocatessa francese che ha preso il posto di Mario Draghi. Dopo la fiammata l’aumento dei prezzi si sarebbe assestato entro i livelli di guardia, quindi non al di sopra del 2% annuale, l’obiettivo della sua istituzione. E l’economia non avrebbe smesso di marciare: l’ipotesi della stagflazione, ossia la combinazione di bassa crescita e forte aumento dei prezzi, nemmeno era presa in considerazione. Madame Lagarde lo diceva a ottobre: «L’economia dell’area euro continua a crescere con forza» e l’inflazione «scenderà nel corso del 2022». Lo ripeteva a fine novembre: «Io penso che l’inflazione di questi giorni sia legata a fenomeni temporanei, primo fra tutti il rincaro dell’energia». «Il prossimo anno si calmerà di nuovo e già a partire da gennaio ci aspettiamo tassi di inflazione più bassi».

 

LE PIÙ SBALLATE DI SEMPRE –  Infatti a dicembre la Banca centrale europea faceva uscire quelle vasione russa dell’Ucraina, con le note conseguenze sui prezzi dell’energia. Anche dopo quella data, però, la presidente della Bce e il suo ufficio studi hanno continuato a prendere lucciole per lanterne. Era il 17 marzo quando la Lagarde faceva sapere di ritenere «sempre più probabile» che l’inflazione di medio termine si sarebbe stabilizzata sul fatidico 2%. Pochi giorni giorni dopo, altra professione di ottimismo: «Non stiamo vedendo segnali di stagflazione». Tutto questo sempre più in controtendenza con i dati diffusi da altre istituzioni, pubbliche e private. Sino a maggio, quando l’inflazione di Eurolandia ha superato l’8%: quattro volte l’obiettivo che si è data la Bce. Impossibile, a questo punto, catalogare i rincari come «temporanei» ed escludere che dietro l’angolo sia ad attenderci la stagflazione, il mostro più brutto. ” Annunciando il rialzo dei tassi e la riduzione degli interventi di quantitative easing (l’acqui= dagare dove abbiamo commesso degli errori».

 

 

L’IPOTECA SUL GOVERNO La morale della storia è che della presidente della Bce (i cui contesta tori sono tornati a ripetere che non è un’economista) non ci si può fida re, e nemmeno dei modelli di previ sione disegnati dagli economisti (quelli veri) della Bce. E questo è un grosso guaio per l’Italia. Anche se il centrodestra accusa la Lagarde di «penalizzare l’economia in un momento già molto difficile» (Taja ni), di aver preso un’iniziativa «in tempestiva e inopportuna» (Meloni) e di volerci «svendere come la Grecia» (Salvini), l’alternativa più probabile alle scelte annunciate da una figura rivelatasi così inadeguata non è il mantenimento dei tassi attuali, ma una loro salita più ripida. L’ipoteca sulla politi ca del governo che nascerà dopo le prossime elezioni, insomma, già c’è, come ci ricorda il rialzo dello spread. Occorre solo capire quanto sarà pesante.

 

 

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