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Peschiera del Garda, in Italia scatta la “caccia al bianco”: ecco quale sarà la prossima aggressione

Vietato cadere nel tranello dei progressisti. Stampa, politici e intellettuali d’area stanno cercando di far passare l’assalto di una decina di ragazze sedicenni di ritorno in treno da Gardaland da parte di un’orda di decine di immigrati come sola questione attinente alla violenza dell’uomo sulla donna. Le giovani sono state palpeggiate, intimidite, insultate, accusate di essere «bianche privilegiate» e di fatto sequestrate nelle carrozze per lunghi minuti di panico. Prima si è glissato in ogni modo sull’origine degli aggressori, reduci da un grande raduno abusivo ribattezzato dai partecipanti “Africa rave”. Poi la scrittrice Michela Marzano ha ammonito su Repubblica che chi sottolinea che i molestatori erano ragazzi neri «non capisce che in questo modo alimenta l’odio e la violenza e non aiuta a smantellare la cultura dello stupro». Si ringrazia la signora per aver concesso ai suoi bersagli l’attenuante dell’inconsapevolezza, anziché sentenziare che seminano razzismo dolosamente. Quanto agli aggressori, imputa le loro colpe al fatto di essere originari di Paesi dove l’islam «giustifica l’umiliazione delle donne». Lo stupro come atto di fede? Tesi debole. 
 

 

LE BALLE

 

Infine sulla Stampa è intervenuta Antonella Viola – ma non era un medico? -, mettendo in correlazione i fatti di Peschiera con la recente condanna della moglie dell’attore Johnny Depp, che accusava il marito di picchiarla quando invece il processo ha dimostrato che non era vero niente. La dottoressa ammette di «non aver minimamente seguito le vicende», però giudica che il fatto che un uomo abbia vinto una causa in cui una donna lo accusava di vessarla sia un danno per il genere femminile in quanto «fa credere ai ragazzi che le vittime siano colpevoli quando denunciano il loro carnefice». Peccato che il processo che la Viola non ha seguito abbia dimostrato che non c’era nessun carnefice ma solo una ballista aguzzina che voleva fare soldi a scapito dell’ex marito cavalcando la coda del #metoo, un po’ come fa lei, anche se perseguendo il più modesto intento di essere una commentatrice à la page. Quello che bisognerebbe avere il coraggio di dire è che i fatti di Peschiera rappresentano un salto di qualità rispetto alle molestie di Capodanno in Piazza Duomo a Milano, dove decine di ragazzi di origine maghrebina hanno importunato delle coetanee italiane.
 

 

 

SALTO DI QUALITÀ

 

Sul treno del Garda e nei disordini seguiti al “rave Africa” i giovani immigrati non hanno molestato delle ragazze perché erano attratti da loro o volevano abusarne. Non si è trattata di un’aggressione sessuale di genere, ma di un atto di ribellione politica. È stato un assalto etnico da parte di una comunità omogena, che o non si è integrata o sta benissimo per conto proprio, ai danni di donne prese di mira in quanto italiane, bianche, si suppone benestanti, con la sola colpa di essere esponenti della comunità che ha accolto i padri degli assalitori e ora accoglie loro. A ruoli invertiti si sarebbe parlato senza mezzi termini di razzismo. Il fatto che tra gli assalitori ci fossero delle ragazze immigrate coetanee delle aggredite, lo slogan «portiamo qui l’Africa» ritmato dal branco e il senso di impunità e di distanza dalle vittime che animava il gruppo sono la prova che l’integrazione in Italia è fallita. La circostanza che le giovani molestate, appena scese dal treno, abbiano chiamato i genitori anziché avvertire la polizia, dimostra che anni di buonismo e mistificazione dei problemi che l’immigrazione comporta, nonché l’assurdità che a dirigere il Viminale ci sia ancora la ministra Lamorgese, abbiano generato trai ragazzi italiani la sensazione che lo Stato non sta dalla loro parte, non è in grado, non vuole, o non è messo in condizione di proteggerli. Basta attraversare le Alpi per vedere su quale binario porta il treno di Peschiera: al Bataclan, all’attentato di Nizza, alla strage nella metro di Londra. 

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