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Mitragliatrici? Non proprio, ecco cosa manda Mario Draghi a Kiev: uno schiaffo a Joe Biden

Finora l’Italia ha ceduto all’Ucraina armi per 150 milioni di euro. Il peso del nostro Paese nella partita, come ha sottolineato un rapporto del Kiel Institute, è inferiore a quello di Estonia e Slovacchia. Il governo italiano, a differenza di altri stati, non ha divulgato ufficialmente la lista degli armamenti che prendono il volo per la Polonia, da dove passano la frontiera ucraina. Da Pratica di Mare e da Pisa, aerei da trasporto fanno la spola con la base aerea polacca di Rzeszow, a 70 km dal confine ucraino, ma sui loro carichi ci sono solo illazioni. L’impressione è che l’Italia voglia far mostra, politicamente, di aiutare Kiev e di contribuire all’unità dell’Occidente, ma senza far troppo male ai russi. S’è parlato ad esempio di mitragliatrici Browning M2 calibro 12,7 mm, risalenti alla Seconda Guerra Mondiale. È vero che l’età non conta, se sono state ben conservate nei magazzini. Inoltre la Browning, viene ancora prodotta e usata nelle sue versioni più recenti e rimane un supporto di fuoco importante per la fanteria.

 

 

MEZZI OBSOLETI
Non è però un’arma che fa vincere le guerre, tantopiù che, come hanno più volte ribadito gli stessi ucraini, sarebbero più necessari veicoli corazzati e artiglieria, che essendo di grandi dimensioni sono un bersaglio prediletto dai russi. Parimenti, può essere utile, ma marginale, anche la mitragliatrice MG42/59, da 7,62 mm, versione italiana, sviluppata nel 1959, dalla famosa Beretta, di un’arma tedesca, anch’essa nata nel secondo conflitto mondiale. Più decisivo può essere il missile antiaereo spalleggiabile americano Stinger, di cui anche l’Italia dispone e che è ancora oggi pericoloso per aerei o elicotteri, sebbene non per i missili. Lungo 1,5 m, il singolo missile pesa 10 kg, che salgono a 15 kg con il tubo di lancio e il mirino all’infrarosso a batteria.

 

 

Piccolo e compatto, lo Stinger viene imbracciato dal singolo soldato a mo’ di bazooka, appoggiato alla spalla e puntato verso il cielo. Per sparare contro un velivolo nemico, si “aggancia” il sistema di puntamento dello Stinger all’aereo, captandone la traccia infrarossa lasciata dal calore dei motori. Si lancia poi il missile, che sfreccia a 2500 km/h e può colpire un velivolo entro un raggio d’azione di 8 km. Di Stinger, l’Ucraina è però già stata inondata da USA e altri alleati e i nostri, che non si sa quanti siano, potrebbero essere un’aggiunta di poco conto. Vecchiotto è anche il Milan, missile anticarro che, sparato dal suo tubo lanciatore su treppiede, viene guidato dall’operatore con comandi elettronici attraverso un lungo cavo che l’ordigno fila dalla coda durante il volo. Ma chi telecomanda il missile deve rimanere in vista del bersaglio ed è esposto al fuoco nemico.

ALL’AVANGUARDIA
Dove emerge qualche fornitura d’avanguardia è invece nel campo dei sistemi non letali, nella fattispecie il sistema antidroni Guardian sviluppato da Leonardo, il nostro colosso della Difesa. È un set di apparecchiature elettroniche che comprendono un piccolo radar e telecamere per scoprire un drone in arrivo, nonché antenne direzionali che possono emettere fasci di frequenze per disturbare le comunicazioni fra il drone avversario, che nel caso russo potrebbe essere un Orlan, e la sua base di controllo. Non solo, con impulsi speciali il sistema Guardian può anche prendere il controllo del drone, in pratica rubandolo e facendolo atterrare nel proprio territorio.

 

 

Si dice che l’Italia potrebbe fornire anche non meglio specificati “radar” e “sistemi di disturbo” (in gergo apparati per il “jamming”) dei radar avversari, anche in tal caso grazie all’esperienza di Leonardo, che pochi anni fa ha assorbito una delle maggiori aziende europee del settore dei radar, l’italiana Selex. Delle armi considerate “pesanti”, finora nessuna traccia. Si vocifera della blindo Lince della Iveco, che non è affatto un carro armato, anche se ha valide protezioni contro mine e proiettili di mitragliatrici, ma è spacciata contro cannoni o missili. In fatto di artiglieria semovente, si discuterebbe se i vecchi cingolati M109, con obice da 155 mm e gittata di 18 km, sono in condizioni di essere portati in Ucraina e utilizzati. L’Italia ha 200 M109 immagazzinati come riserva e non potrebbe comunque cederne che pochi, dato che il semovente che li ha rimpiazzati nei reparti operativi, il PZH-2000, è in servizio in soli 70 esemplari e l’esercito italiano non può privarsene nemmeno in poche unità, che del resto sarebbero una goccia nel mare del conflitto.

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