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La banchiera o il comunista, Macron al bivio: il nuovo primo ministro francese? Indiscrezioni clamorose

«Ho una missione fino al 2027 a Francoforte. Non sono abituata ad abbandonare in corso d’opera. Ci sono altre persone molto più competenti di me per fare quel lavoro». Con queste parole l’ex direttrice del Fondo monetario internazionale e attuale presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, respingeva a gennaio su France Interi rumors che la indicavano come futuro primo ministro di un eventuale Macron II. È stato il principale quotidiano economico francese, Les Echos, a mettere in circolazione la voce a inizio anno: l’ex presidente Nicolas Sarkozy, in grandi rapporti con Emmanuel Macron, avrebbe sussurrato a quest’ ultimo il nome della sua ex ministra dell’Economia come figura perfetta per guidare il governo e portare avanti il lavoro di Jean Castex. Lo scorso 14 aprile, interrogata nuovamente sull’ipotesi Matignon, sede del governo francese, ha schivato la domanda. Ma è innegabile che la sua statura internazionale farebbe molto comodo alla macronia, soprattutto per le negoziazioni a livello comunitario.

Alcuni osservatori, tuttavia, fanno notare che il lato tecnocrate potrebbe giocare a suo sfavore nella scelta definitiva, assieme all’assenza di sensibilità green su cui Macron ha molto insistito negli ultimi meeting di campagna. «Il mio prossimo primo ministro sarà direttamente incaricato della pianificazione ecologica», ha dichiarato Macron a Marsiglia lo scorso 16 aprile. Il futuro sostituto di Castex sarà affiancato da due ministri di peso in materia di ambiente: da un lato, un ministro della Pianificazione energetica, che avrà come missione quella di rendere la Francia la prima grande nazione a uscire dal petrolio, dal gas e dal carbone; dall’altro, un ministro incaricato della Pianificazione ecologica territoriale.

 

 

L’altro nome che circola con insistenza per il posto di primo ministro è quello di Elisabeth Borne, attuale ministra del Lavoro, dopo esserlo stata dei Trasporti e della Transizione ecologica. Donna, con una fibra verde, cresciuta nella sinistra, la Borne sembra avere tutte le carte in regola.
Gli ammiratori della Borne mettono in risalto il suo rigore e la sua fermezza ereditati dai tempi in cui era prefetto della Regione Poitou-Charentes, nonché la competenza nella gestione dei dossier che ha avuto tra le mani nel quinquennio appena trascorso. I detrattori, invece, sottolineato gli stessi difetti che rischiano di allontanare da Matignon la banchiera Lagarde: è troppo tecnocrate e algida.

 

 

Tra i Macron boys in cerca della grande promozione alla guida dell’esecutivo spunta invece il 41enne Julien Denormandie, attuale ministro dell’Agricoltura. Pasdaran di Macron fin dai tempi in cui quest’ ultimo era ministro dell’Economia di Hollande, Denormandie è considerato un gran lavoratore, poche chiacchiere e molta concretezza. «È il figlio preferito di Macron», dicono i beninformati. E ancora: «Julien ha molte idee. È una delle rare persone che si permette di contraddire il presidente e quest’ ultimo lo ascolta». E l’ipotesi Mélenchon? Tutto dipenderà dalle elezioni legislative. Il tribuno giacobino, sisa, vorrebbe “imporre” a Macron la sua nomina a primo ministro e per questo ha dato il via a serrate trattative con le altre forze di sinistra: con l’obiettivo di creare un fronte comune e successivamente un intergruppo all’Assemblea nazionale. Il percorso, tuttavia, è in salita. Secondo quanto riferito ieri da BfmTv, i partecipanti alle prime trattative avviate tra la France insoumise di Mélenchon, gli ambientalisti di Europe Ecologie Les Verts di Yannick Jadot e il Partito comunista di Fabien Roussel hanno evocato una «grande incertezza» sull’esito dei negoziati, di divergenze e divisioni profonde su alcuni temi quali l’ambiente, l’Europa e la geopolitica. 

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