Calculli Angelo

l’autogol-di-tomaso-montanari:-le-toilette-“inclusive”?-imbarazzano-i-gay…

L’autogol di Tomaso Montanari: le toilette “inclusive”? Imbarazzano i gay…

L’Università per gli stranieri di Siena, retta dal ridimensionista democratico delle foibe, prof. Tomaso Montanari, ha installato accanto ai bagni “binari”, quelli retrogradi imposti dall’urbanistica latrinale sessista, i bagni “inclusivi”: che sono, come spiega l’apologetica della minzione anti-discriminatoria, “toilette che accolgono tutti senza discriminazione di genere”.

 

L’installazione serve, par di capire, per porre rimedio alle incertezze di chi non sa scegliere in quale cesso infilarsi tra i due soli resi disponibili dall’imperante e arcaica architettura anteriore. È un po’ come realizzare un bagno per meticci nella società che ne prevede solo per bianchi e negri, con la differenza che i bagni per maschi e femmine saranno anche odiosi, ma non denunciano esattamente un’irreggimentazione di esclusione razzista. E col corollario che a venirne non è un sistema più accogliente, ma una tripartizione con cui si aggiunge una specie di riserva per i non classificati dell’esigenza fisiologica.

 

Figura improbabile, e di cui si potrebbe solo ridacchiare, se non denunciasse un’impostazione generale: l’idea un po’ bestiale che occorra riconoscere facoltà e diritti in base al patrimonio genetico e alle attitudini di vita, anziché in base al superiore principio di uguaglianza delle persone. Ma ciò a parte: siamo sicuri che la toilette “inclusiva” non possa ingenerare problemi ulteriori? Fai l’esempio di Ugo, che si sente intimamente donna e ha pudore di trovarsi in mezzo ai suoi teorici colleghi di genere. O si prenda Antonella, che si percepisce come Calogero e vuole un bagno come si deve, cameratesco, dove non girino pulzelle.

A tacere delle complicazioni più raffinate. Metti Francesca, omosessuale, che nei luoghi di decenza desidera non essere esposta allo sguardo dei possessori di attributi maschili e inopinatamente si trova soggetta a quello di Ugo (soggetta allo sguardo, non all’attributo), cioè la trans di cui sopra che s’ è fatta montare tette fuorvianti ma non ancora smontare il pisello. E via di questo passo. E anche qui si scherza, ovviamente, però un conto sarebbe la soppressione del cesso bipartito e sostituirlo con quello alla rinfusa: un altro è giustapporvi il terzo assegnandolo su base sessual-corporativa.

POST A COMMENT