Calculli Angelo

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“C’è la terza dose, quindi…”. Dove si spinge Di Maio: con la scusa del Covid, il punto più basso

«Votare a marzo del 2022? Non si può, vorrebbe dire che non avremmo un Governo prima di luglio o agosto… E intanto dobbiamo fare la terza dose…». Dopo lo spread, i mercati e la pandemia è arrivato un altro impedimento assoluto rispetto al diritto degli elettori di decidere chi dovrà rappresentarli in Parlamento: la necessità di immunizzarsi. Che, per carità, è sacrosanta, ma che – i fatti l’hanno dimostrato – è gestibilissima, senza richiedere per questo motivo la so spensione delle normali prerogative di uno stato di diritto.

 

 

 

 

 

A invocare il divieto. A chiedere alla politica di fermarsi e di evitare un intempestiva campagna elettorale è stato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, il rappresentante del Movimento Cinque Stelle, l’ex partito barricadero e anti-casta che da quando è entrato nelle stanze del potere si è calato perfettamente nella parte. Solo che – così come è successo nella vicenda delle nomine Rai – i grillini che scimmiottano “i vecchi partiti” nelle beghe di palazzo finiscono per diventare la loro brutta copia. Perché va bene dire che di fronte all’allargarsi dello spread e alle minacce dei mercati un Paese che ha il debito pubblico dell’Italia debba pensare di fare un passo indietro. Giusto o meno che sia ha un senso. Così come ovviamente era quasi naturale evidenziare che nei periodi più duri della pandemia la solo idea di poter andare alle urne fosse irrealistica. Ci mancherebbe altro. Ma nella situazione in cui siamo 76% degli italiani vaccinati e appena il 6% dei posti in terapia intensiva occupati (la prima soglia di allarme scatta al 10%) – spingersi a sostenere che il percorso elettorale si debba fermare per le terze dosi è qualcosa che “non si può sentire”. Anzi di più.

 

 

 

 

 

 

Suona tanto di dichiarazione rilasciata ad arte per “sfruttare” il Covid e difendere i tuoi interessi e quelli di un partito che visti i numeri, di tutto ha bisogno fuorché delle urne. Di chi vuol difendere la poltrona. Ma di certo non erano queste le intenzioni di Giggino che a Sesto Fiorentino era impegnato nella presentazione del suo nuovo libro, “Un amore chiamato politica”. Ne siamo sicuri.

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