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Bollette e rincari, l’Europa non sa che fare e se la prende con Putin

«La Russia è pronta ad aumentare le forniture di gas all’Europa». Putin torna a parlare della crisi del metano che rischia di mettere in ginocchio le economie occidentali ed è categorico: non stiamo usando il gas naturale come arma geopolitica», come sostiene la Ue. «Siamo pronti ad aiutare l’Europa ad affrontare la crisi energetica, ha affermato parlando ad un evento della Russian Energy Week. Il capo del Cremlino respinge al mittente le critiche di chi accusa Mosca di avere un ruolo nella crisi energetica: «chiacchiere politicamente motivate», anche durante i periodi più duri della Guerra fredda la Russia ha regolarmente rispettato i suoi obblighi contrattuali e le forniture di gas all’Europa» e ora sta «estendendo le forniture all’Europa ed è pronta a discutere ulteriori consegne di gas all’Europa». Le nuove rassicurazioni di Putin non hanno prodotto però l’effetto sperato sulle quotazioni del gas naturale. I contratti futures sul gas olandese negoziati sulla piattaforma Ttf, dopo aver aperto le contrattazioni a 89 euro per megawattora, si sono impennati fino al valore di 93,35 euro.

Secondo lo zar Vladimir la soluzione sta nei «contratti a lungo termine», con i quali «vinciano tutti» e Gazprom, il colosso russo del metano, è interessato a sottoscrivere soprattutto accordi di lungo periodo. Come nel caso della Germania che «sta acquistando il gas al massimo a 300 dollari per 1.000 metri cubi da Gazprom che se vendesse al mercato spot riceverebbe 1.200 dollari per 1.000 metri cubi». Senza scordare le sanzioni imposte dagli Usa contro il nostro comparto energetico «che hanno danneggiato tutto il mercato». Peraltro, mentre la crisi richiederebbe un cambio di passo, Bruxelles continua a balbettare. Ieri il collegio dei commissari Ue ha annunciato che presenterà «una strategia internazionale in cui considererà le azioni necessarie per garantire la sicurezza e la competitività dei mercati energetici internazionali durante la transizione energetica». Ma lo farà soltanto «all’inizio del 2022».

Di stoccaggi in comune si parlerà a dicembre. Mentre tra le misure che la Commissione propone per far fronte all’aumento dei prezzi vi è quella di rafforzare il ruolo dei consumatori, consentendo loro di cambiare fornitori, generare la propria elettricità e unirsi alle comunità energetiche. Con una raccomandazione ai governi: utilizzino i soldi incassati con le aste delle emissioni inquinanti, gli Ets, per alleggerire le bollette. Cosa che Draghi sta già facendo. E arriva la doccia fredda dell’Aie, l’Agenzia internazionale per l’energia, a gelare ulteriormente l’atmosfera: «Nonostante i progressi, gli attuali impegni sul clima colmano meno del 20% del divario di emissioni tra le politiche odierne e un percorso verso zero emissioni nel 2050», ha detto il direttore esecutivo dell’agenzia Fatih Birol. Per colmare il divario forse dobbiamo ritornare all’età della pietra. Maquesto a Birol interessa fino a un certo punto. Notizie poco entusiasmanti pure sul fronte interno. Il ministro per la Transizione energetica, Roberto Cingolanti, ha fatto sapere che le misure per un intervento taglia-bollette «richiederanno risorse molto maggiori di quelle rese disponibili finora».

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